RASSEGNA STAMPA E RECENSIONI
Filippo Lantini, l'arte di ridare vita al legno
Città Turistica - Dicembre 2009

Recensione a cura di Eugenia cervello
Sociologa e psicologa, artista, curatrice della biennale a cagliari e direttrice della ass. Lumen

La materia nella sua essenza e nel suo divenire delinea il processo creativo di Filippo Lantini e, in primis, sono i frammenti di legno, che, nudi nella loro essenzialità, arsi dai raggi del sole o piegati alla violenza della natura o, ancor peggio, a quella dell'uomo, vengono colti e raccolti dallo sguardo esplorativo e dalle mani frementi dell'artista, costantemente proiettato, appunto, verso la ricerca dell'essenza per donare ad essa nuove forme artistiche, espressive e comunicative, capaci di manifestare e recuperare la natura religiosa del dialogo interiore.
La ricerca profonda del Lantini orientata verso il frammento, dentro e attraverso di esso, lo conduce a potenziarne l'esperienza sensoriale: visiva e acustica, a percepirne il significante atavico e a coglierne la voce: ed ecco che l'arché di senso della materia lignea diventa opera d'Arte, cerniera unificante, linguaggio universale, terreno di comunione e di identificazione del comune sentire, emozione pura oltre i confini spaziali e temporali, esternalizzata e sublimata dalla tensione dell’artista verso il rapporto di empatia e di sintonia emozionale con l'umanità. Quale frutto della terra può esprimere, in tutta la sua ciclicità storica, la valenza religiosa e simbolica del rapporto uomo-natura, come può esprimerlo il legno, la cui genesi risale a una epoca storica remota?
L'artista ne è consapevole e magicamente ne sente il fascino come l'ape sente il fascino del fiore: si posa su di esso, si confonde con esso, si unisce ad esso e non lo sciupa.
In tal modo, Filippo Lantini si mimetizza con la materia, si immerge nel silenzio del non logos, dove il nulla, contenendo il tutto, si fa custode della memoria dell'umanità: la ri-scopre, la interroga e la restituisce ad essa attraverso un laborioso percorso iniziatico di ri-nascita dove il frammento, pur nella sua componente di elemento disgregante, rimanda all’archetipo religioso, sia esso permeato di religiosità mistica, sia esso permeato di religiosità naturale: la "Crux Christi" o "l’Axi mundi" o la "Mater et filia" diventano il significato significante, ossia il bisogno di redenzione e di ritorno all’ordine cosmico, all'unità divina attraverso, appunto, il sacrificio e la sofferenza della croce.
Il legno, raccontando la storia dell’umanità, si racconta in quanto fardello della fragilità umana e Filippo Lantini, nelle sue opere, la traduce, la redime ripristinando il rapporto tra fede e simbolo: linee sinuose e armoniche, vivide nei loro toni cromatici naturali e particolarmente versatili e ubbidienti alla leggi cosmiche, al ciclo di vita dove il punto estremo non coincide con la fine assoluta: esso vuole essere soprattutto punto di inizio e di ri-nascita, esso vuole essere il simbolo di riconciliazione tra l’uomo e la natura, reso visibile dall’artista, spesso, attraverso la composizione di un mosaico costituito di tasselli che si intersecano e si incontrano in un dialogo lirico, teso a riappropriarsi di quella unitarietà storico-religiosa di cui l'artista è consapevole di parteciparvi in quanto parte integrante di essa.
Ed è attraverso questa consapevolezza storico-religiosa che Filippo Lantini si nutre dell'unità e dell'armonia cosmica,che, come poeta, come lirico, come artista, traduce in immagini astraendole dalla realtà, le cristallizza sospendendole in un tempo non definito come non definite sono le sue opere: ed ecco che chiodi e frammenti di radica del settecento, serrati nella loro energia e intercomunicabili, generano sensazioni di condizione primigenia, sensazioni di ritorno alla dimensione del silenzio in quel non logos incontaminato dove la voce della coscienza risiede e la "Mater", tra cielo e terra, si eleva in preghiera, leggera e solida nel suo significato di archetipo, come leggero è il fogliame dell'albero e solida è la profondità delle sue radici.
La composizione dialogica diventa, in tal modo, un'opera d'Arte, un non logos oltre il tempo che è comunione mistica e amplesso emozionale tra l'artista, l'opera stessa e l'umanità redenta e ritrovata.

Recensione a cura di Francesco Abate
Scrittore e giornalista

Filippo Lantini è sempre stato un catalizzatore di sentimenti, uno snodo di connessione fra anime.
Non importa se la sua materia da plasmare e con cui trasmettere emozioni fosse immateriale come un suono che si espande in una stanza affollata o palpabile come una corteccia diventata statua, un Tronco trasformato in quadro. Non importa se ha regalato emozioni facendoci sentire per una sera, e un'altra ancora, non singoli sperduti ma cellule di un'entità universale, trasportandoci verso la bellezza. O se invece ci ha concesso altri forti sentimenti osservando le sue onde di legno, le sue curve nodose di una natura che trova sempre una strada per restare viva anche se recisa dalle mani dell’uomo o spezzata dalla furia dei venti o dal battere dei mari o dallo scrosciare della pioggia. ciò che conta è l'anima dell'artista che parla alle altre anime.

Recensione a cura di Daniela Melis
Giornalista

Le sculture lignee di Filippo Lantini provengono da un'ispirazione inconscia allo stile decorativo degli anni '70.
Le linee concentriche estrapolate da un pezzo di ciliegio non segnalano però soltanto una scelta di gusto o un indirizzo puramente estetico, semma restituiscono la fatica di mani colte nell'atto di liberare la forma e rimandano all'energia del legno, al contempo trattenuta e sprigionata.
Lo scultore agisce in maniera intuitiva di fronte all'elemento naturale con cui deve misurarsi, ne rintraccia il senso del divenire, estrapolando un'entità concettuale piuttosto che un'immagine classificabile, e lo fa lasciandosi persuadere e suggerire dal contatto diretto col legno, di cui ricerca anzitutto il calore.
Un calore come sensazione che investe incessantemente le opere di Lantini, fatte di legni recuperati, legni ammuffiti, legni pregiati lavorati uno ad uno con estrema cura, a costruire forme uniche o impegnativi collages composti di tanti piccoli cubi sfumati in una ricca gamma di toni e assemblati su più altezze, che potrebbero diventare città o tasti disarticolati di un pianoforte.
Nascono così creature sempre elegantemente disegnate e interpretabili su più livelli sensibili, da quello estetico a quello materico e naturale.